Acid Town
dei libri e dei libercoli | Acid Town
Acid Town, la città acida dove sfogare gli istinti omidici troppo difficilmente repressi - popolata da folletti ribelli, fatine sanguinarie, lupi e coyote. Cupi figuri si aggirano per le strade lisergiche di Acid Town, che sembra disegnata da mister Burton in persona - tratteggiata di magenta e verde acido, può far male agli occhi e al cervello. A vostro rischio e pericolo.


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venerdì, 02 maggio 2008 @ 18:38
Della critica
in: gira la ruota, perché mai, dei libri e dei libercoli

Il post di oggi sarà breve, corto, rapido, acido, un semplice sfogo molto più che un post vero e proprio. Ahah, ve ne frega meno di niente immagino.
Beh, fatto sta che io sto studiando, sto preparando un esame, e mi trovo in mano libri che definire atroci è davvero un complimento. Tu, autore dei miei stivali, perché per esprimere un concetto mortalmente semplice devi per forza ricorrere a mille perifrastiche? Tu, scrittore delle mie ghette, perché mai hai deciso di fare il critico se ad ogni frase che scrivi si vede che la tua pulsione più profonda è di creare, e non di criticare? Perché, come direbbe appunto De Sanctis (su cui verte il saggio, peraltro), fai letteratura in luogo di fare critica? Perché ti ostini a giocare con i contenuti, rigirarli, addobbarli, con uno stile barocco francamente insopportabile in un saggio, un manuale, una cosa che dovrebbe spiegare, e non rendere ancora più fumose idee già di per sé vagamente contorte? Perché, per dire ciò che io ho riassunto in una facciata di appunti, tu ci metti 103 pagine? Potresti tranquillamente scrivere le stesse cose in venti, e io sarei anche molto più contenta. È per amore di precisione? Per mettere al fuoco più carne possibile? No, perché quello che dici è sempre la stessa cosa, rigirata e rimaneggiata all'inverosimile, detta in mille modi diversi, ma è sempre quella. E perché, mio fido critico, usi uno stile che mal si confà ad un saggio, giocando con le regole grammaticali come gli scrittori possono fare, e come un saggista non dovrebbe, per amore di semplicità?

Insomma, perché i critici giocano a fare gli scrittori? Se hanno di queste voglie, e non gliene frega palesemente niente di quello che trattano, se hanno i concetti in mente tanto contorti da non saperli esprimere con chiarezza, perché lo fanno? Quest'autore, per altro, ha scritto molti e molti saggi sui più vari autori, periodi, movimenti letterari degli ultimi... boh, duemila anni credo. Posto che dubito che una persona possa davvero essere così ferrata su ogni cosa da potervi scrivere un'opera saggistica, perché ostinarsi a farlo?

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